EMERGENZA RIFIUTI LAZIO, L'ADDIO AGLI EGATO IL BOCCONE AMARO PER L'OPPOSIZIONE

AMBIENTE

di Donato Robilotta

 

All’inizio dei lavori del Consiglio le opposizioni, con la sola eccezione del Consigliere Alessio D’Amato, hanno presentato una proposta di sospensiva con la motivazione principale che non si possono abrogare questi enti senza prima aver modificato il piano rifiuti e che in ogni caso sono enti previsti dalla normativa nazionale, decreto legislativo n. 152 del 2006.

Ha fatto bene l’assessore Ghera a dare parre contrario alla richiesta di sospensiva che è stata respinta dal voto del consiglio perché le motivazioni delle opposizioni sono francamente prive di qualsiasi fondamento. Ho ascoltato il dibattito e rispetto alle motivazioni usate dalle opposizioni sono rimasto di stucco nell’ascoltare che l’abrogazione di questi enti non ancora costituiti, tranne quello di Frosinone, porterebbe a un vuoto amministrativo pericoloso e non si consentirebbe ai comuni di intervenire sulle decisioni in materia impiantistica. 

Faccio presente che la norma nazionale citata, il decreto legislativo 152 in materia ambientale, è del 2006, non tutte le regioni hanno previsto gli enti di gestione dei rifiuti e nel Lazio l’emergenza rifiuti non è stata provocata dalla mancanza di questi enti ma dalle decisioni prese dalla Regione negli ultimi dieci anni e dall’approvazione di un piano regionale dei rifiuti nel 2020 che è fuffa. Un piano rifiuti che non prevede nessun nuovo impianto, non prevede nessuna programmazione, non dice quali impianti servono e dove localizzarli ma aumentando a dismisura le previsioni della raccolta differenziata e abbassando sempre a dismisura la produzione dei rifiuti li fa scomparire con la bacchetta magica. Appunto un piano fuffa che ha provocato l’emergenza rifiuti e il caos che c’è su tutti i territori, con privati che si inseriscono nei vuoti del piano per fare domanda per costruire impianti, in particolare per trattare l’umido, è dovuto al fatto che il piano rifiuti a monte non prevede nessuna programmazione. Un piano voluto dall’allora maggioranza di centro sinistra per costruire l’accordo con i 5 Stelle che non prevede il termovalorizzatore su Roma, tanto da obbligare il Governo Draghi a varare una norma per togliere alla regione la competenza legislativa sui rifiuti su Roma per affidarla al commissario per il Giubileo, Gualtieri. Una cosa gravissima, e credo mai avvenuta in nessuna Regione dopo l’approvazione del titolo V, della quale vedo che chi ha varato quel piano non se ne rende conto. Quindi non è la mancanza degli Egato che ha provocato l’emergenza rifiuti ma il loro piano fuffa. Ricordo a me stesso che quando Zingaretti si è insediato nel 2013, la Regione aveva un piano rifiuti con un numero di impianti, tra quelli in funzione, autorizzati e in costruzione, in grado di chiudere il ciclo rifiuti su tutto il territorio regionale. In questi dieci anni non solo non sono stati costruiti gli impianti previsti dal piano ma sono stati chiusi anche alcuni in funzione. Da qui il disastro. Dei quattro termovalorizzatori previsti dal piano regionale, in vigore sino al piano fuffa di Zingaretti del 2020, oggi è in funzione solo quello di S. Vittore, che può lavorare al massimo 400 mila tonnellate di rifiuti a fronte di un fabbisogno di oltre 900 mila tonnellate di rifiuti, così come certificato dall’ultimo decreto sblocca impianti dei Governi Renzi e Gentiloni. Quello di Colleferro è stato chiuso da Zingaretti per compiacere la protesta del sindaco del suo partito, buttando alle ortiche un valore di centinaia di migliaia di euro; quello di Albano è stato cancellato dal piano quando proprio il decreto sblocca impianti di Gentiloni diceva che nel Lazio ci volevano quattro inceneritori. E il gassificatore di Malagrotta, con una linea pronta per produrre idrogeno, non è mai stato preso in considerazione solo perché era dell’avvocato Cerroni. Degli impianti di Tmb previsti oggi sono in funzione solo gli impianti di Colfelice (FR), Roma Malagrotta 1, Viterbo, Rida di Aprilia e tritovagliatore a Rocca Cencia. A Roma sono andati a fuoco quelli di via salaria (AMA) e uno dei due di Malagrotta e quello Ama di Rocca Cencia è stato chiuso di recente lasciando in funzione il tritovagliatore. In provincia di Roma è andato a fuoco quello di Albano e l’amministrazione comunale sé è opposta a qualsiasi riconversione impiantistica con il silenzio compiacente della Regione. Non sono stati più costruiti gli impianti previsti a Bracciano, Colleferro e Latina. Delle discariche previste dal piano ad oggi è in funzione in tutto il Lazio solo quella di Viterbo. Malagrotta fu chiusa senza aver trovato un altro sito, che c’era ed era stato individuato da un accordo Marrazzo-Alemanno nel 2009, e poi sono andate in esaurimento e chiuse anche le altre discariche di Guidonia, Bracciano e Latina. Non solo ma Zingaretti nell’ultimo anno di governo della Raggi ha chiuso la discarica di Colleferro che era ancora capiente accentuando così in maniera drammatica l’emergenza rifiuti. In conclusione l’emergenza rifiuti di Roma e del Lazio non è dovuta né all’uomo nero né al destino cinico e baro ma alle scelte sbagliate e ideologiche, ed anche condizionate dalle inchieste giudiziarie sui rifiuti e su mafia capitale, fatte dai vertici della Regione questi ultimi dieci anni. In conclusione, bene la cancellazione degli Egato, come hanno sottolineato gli esponenti dell’attuale maggioranza a partire dal consigliere di fratelli d’Italia Daniele Maura, che da tempo si era espresso per la loro cancellazione, e dal capogruppo sempre di Fratelli d’Italia Daniele Sabatini. Ora la maggioranza deve mettere mano da subito al piano rifiuti.