LA SFIDA AL FUTURO DEI GIOVANI TECNOLOGI

ISTRUZIONE

di Valentina Aprea

 

Mentre monitoriamo i modelli vincenti delle filiere orizzontali e verticali sostenuti dalle politiche nazionali e territoriali ci sono altre azioni strategiche che dobbiamo porre in essere per modificare alcuni “numeri” legati alla performance della produttività multifattoriale che in Italia fornisce un contributo negativo alla crescita (ad es. formazione, digitalizzazione, sostenibilità, inclusione sociale).

Innanzitutto, un orientamento che ritorni ad essere leva dell’ascensore sociale. Se ogni anno uno studente su 5 sbaglia la scelta delle Superiori o abbandona la scuola, o arriva all’Esame di Stato senza competenze, vuol dire che il sistema educativo continua ad accumulare fallimenti rispetto alla finalità stessa che l’istruzione dichiara di voler perseguire, e cioè la promozione della conoscenza nel rispetto e nella valorizzazione delle diverse individualità. 

Le responsabilità maggiori sono da ricercare innanzitutto negli effetti indesiderati di un sistema che continua ad avvalorare gerarchie tra i percorsi formativi. Si sacrificano così, ogni anno, percentuali elevatissime di studenti che non trovano, nella rigida offerta, prevalentemente scolastica, la possibilità di successo formativo. Così pure, l’orientamento nelle scuole secondarie di primo grado e secondo grado deve poter appassionare maggiormente i ragazzi e le ragazze ai percorsi dell’istruzione tecnica e professionale e ai corsi di laurea scientifici (STEM). Secondo il Rapporto 2023 della Fondazione Ambrosetti, l’Italia è ultima in UE per quota di laureati in discipline ICT (1,4%) con un valore di 2,8 volte inferiore rispetto alla media dei Paesi membri (3,9%). Anche per il prossimo anno scolastico, il 2023-24, la percentuale di iscritti agli istituti tecnici si è fermata al 30,9% e quella degli istituti professionali al 12,1%. Restano in testa alle preferenze i licei, scelti dal 57,1% dei neo iscritti. Secondo il Rapporto Excelsior, mentre il mercato del lavoro ricerca profili qualificati per affrontare le rivoluzioni in atto, dal 5.0 al Green, nei prossimi anni non ci saranno tutti i tecnici richiesti dal mondo del lavoro. Dunque, il lavoro c’è ma, sempre per rimanere nell’ambito delle professioni tecnologiche, a fronte di una necessità di poco più di 355mila periti l’anno, ce ne saranno a stento 221mila. Stiamo preparando 50mila liceali in più dei fabbisogni occupazionali e 130mila periti in meno. C’è il rischio, insomma, come ha bene evidenziato il recente Rapporto della Banca d’Italia, che i 300mila posti ad alto valore aggiunto, che verranno creati dal PNRR nel solo 2024, per accompagnare le transizioni digitali, ambientali ed energetiche, non siano coperti da tecnologi per mancanza di profili professionali adeguati. Non rassicura neppure il numero degli iscritti al sistema IeFP, che nell’anno formativo 2021-22 risultava essere soltanto di 228.356 iscritti, con una percentuale sull’intera popolazione 14-18enne che va dall’11% in alcune Regioni del Nord fino a meno del 4% in altre Regioni prevalentemente del Sud. In più, in molte Regioni, è poco presente l’offerta di quarto anno per l’acquisizione del diploma IeFP. Non avere a disposizione in tutti i territori i percorsi IeFP dei Centri di Istruzione e Formazione professionale pregiudica il buon esito della diffusione delle filiere tecnologico professionali ma anche quello delle politiche attive del lavoro per attività di formazione di upskilling o reskilling. E’ tempo che la LeFP sia presente in tutte le Regioni e con finanziamenti stabili (anche statali) per la parte dell’istruzione. Non va meglio, come è noto, con i numeri degli iscritti ai percorsi offerti dagli ITS Academy. Secondo il monitoraggio INDIRE 2023, i diplomati nei percorsi terminati al 31 dicembre 2021 sono stati 6421, in crescita rispetto al 2020 (5280 diplomati) ma sempre ancora troppo pochi, soprattutto se si considera che ben l’86,5% di questi diplomati risultano occupati e soprattutto che il 93,6% ha trovato un’occupazione coerente con il percorso di studi. Abbiamo poco tempo per cambiare queste situazioni e quindi questi numeri. Il punto di partenza può essere rappresentato da una svolta sistemica e territoriale che contagi i player dello sviluppo e della crescita del nostro Paese, ma soprattutto l’opinione pubblica, che deve essere portata a valutare diversamente, e come un valore aggiunto, la prima scelta nei percorsi tecnologico professionali al termine del 1° e del 2° ciclo scolastico. Rispetto, poi, ai modelli vincenti delle filiere recentemente istituite, occorre trasferire nei percorsi delle filiere stesse quegli elementi di flessibilità, di laboratorialità, agilità ed autonomia (le Reti di governance) che sono propri degli ITS Academy e che sono risultati particolarmente efficaci nella formazione dei giovani tecnologi e nella occupabilità. Intanto, le filiere 4 + 2 ci consentiranno di verificare, e ricercare in qualche caso, una maggiore coerenza formativa rispetto ai profili in uscita tra i percorsi secondari superiori e quelli degli ITS Academy. Così pure vanno sistematizzati nei percorsi il trasferimento tecnologico, la realizzazione di prototipi e di brevetti. Aspetti ancora troppo poco sviluppati nei percorsi di istruzione secondaria che rappresentano invece un valore aggiunto negli ITS Academy. Sul piano organizzativo e metodologico ci aspettiamo che la didattica laboratoriale e gli stage diventino elementi caratterizzanti nei percorsi, come pure l’apprendistato e l’area dello sviluppo delle competenze digitali e delle soft skills per i nuovi lavori. Se sapremo fare tutto questo, magari attivando monitoraggi per la formazione e la ricerca a livello regionale e nazionale, e con il supporto delle Agenzie nazionali INDIRE e INVALSI, sarà più facile trasferire a livello ordinamentale quello che oggi cominciamo a sperimentare.