THE DAY AFTER: IL FUTURO DELL’UE DOPO IL VOTO CONTINENTALE

CULTURA

di Donato Bonanni

 

A differenza degli altri Paesi UE (dove vi è stato l’affermarsi delle forze politiche antisistema e anti-Nato), i risultati elettorali italiani per il nuovo Parlamento europeo confermano ancora una volta l’ottimo stato di salute delle forze di Governo della nazione, che raggiungono circa il 48% dei consensi. 

Fratelli d’Italia (28%) resta ancora il primo partito del Paese, migliorando i risultati delle elezioni politiche del 2022. La lista Forza Italia-Noi Moderati, alla prima tornata elettorale senza il leader indiscusso Silvio Berlusconi, riesce a sorpassare la Lega di Salvini (9%), raggiungendo il 10% dei consensi, e a rafforzare il Partito popolare europeo, confermandosi ancora una volta il primo gruppo parlamentare UE. Dall’altra parte dello schieramento, invece, il Partito Democratico si conferma la prima forza dell’opposizione (24%), staccando nettamente il Movimento 5 stelle e le forze centriste di Renzi e Calenda, le quali non sono riuscite a superare la soglia di sbarramento del 4%. 

Detto questo, l’affluenza al voto continua a calare: meno di un italiano su due si è recato alle urne, con la conseguente affermazione del “partito” dell’astensionismo, probabilmente a causa di una evidente disaffezione verso la politica e per la vacuità di proposte (da parte di diverse forze politiche) relative al futuro dell’Unione europea. In attesa di capire come si definiranno le alleanze politiche UE in Belgio, la delegazione italiana dovrà affrontare nuove sfide, con un cambio radicale nelle proposte finalizzate al rafforzamento politico, sociale ed economico dell’Unione europea. Quest’ultima, si trova in un momento storico difficile, in cui rischia di occupare un posto di secondo piano nella geografia del potere globale, a meno di un cambio di rotta nella nuova legislatura UE: la riforma dei processi decisionali, con l’introduzione della maggioranza qualificata in luogo della regola dell’unanimità, la difesa comune europea, la riforma del bilancio UE, il potenziamento del Mercato unico, una transizione ecologica più equilibrata fra sviluppo economico e tutela ambientale, una sovranità energetica connessa alla neutralità tecnologica, una maggiore diffusione dell’economia circolare quale modello alternativo allo sfruttamento delle terre rare per la produzione di batterie di veicoli elettrici e di dispositivi elettronici e l’elaborazione di economie di scala adeguate a quelle delle superpotenze cinesi e statunitensi sono elementi senza dubbio imprescindibili se vi è l’intenzione di risalire la china nelle gerarchie mondiali. Senza questo cambiamento, non riusciremo ad imprimere nuovo slancio atto ad aumentare produttività e competitività, soprattutto nei settori ad alta tecnologia, e rimarremo semplicemente un’entità geografica senza una vera identità comune, con il rischio di lasciar avanzare i nazionalismi e i populismi (Francia e Germania sono un esempio eclatante) al punto da minacciare il futuro dell’Unione Europea.