RIPENSIAMO L’AMBIENTE PER LE NUOVE GENERAZIONI

di Donato Bonanni

 

In Italia, la gestione dei rifiuti urbani e industriali va a macchia di leopardo al punto da non sposare pienamente i princìpi dell’economia circolare: da Roma in giù, milioni di tonnellate di rifiuti non vengono riciclati e valorizzati per produrre energia “pulita” vicino casa, ma devono essere trasportati a caro prezzo nei paesi europei o nelle regioni del Nord Italia, facendo ottenere a queste ultime comunità notevoli vantaggi ambientali, economici e sociali.

Ci sono capitali europee che trasformano i termovalorizzatori in centri di attrazione turistica, tra poli tecnologici, piste da sci e altri percorsi di intrattenimento, e altre che realizzano gli impianti di trattamento dei rifiuti intorno alle abitazioni civili, con uno stile architettonico all’avanguardia: esempi di città intelligente tra energia e rigenerazione urbana per rendere il territorio più sostenibile, sicuro e attrattivo. 

A Roma (come in altre città del centro-sud d’Italia), invece, i princìpi dell’autosufficienza e della prossimità sono distanti anni luce: mancano tutte le tecnologie innovative necessarie per chiudere il ciclo dei rifiuti, quali i biodigestori, gli impianti di selezione e di riciclo di materiale e i termovalorizzatori. A rimetterci sono i cittadini che avranno tasse sempre più salate a fronte di inefficienze tra mancata raccolta dei rifiuti, scarsa pulizia delle strade e innumerevoli discariche abusive a cielo aperto, con conseguenti situazioni di degrado ambientale e sociale e di insicurezza sul territorio. Tutto questo è causato dalla presenza di egoismi localistici, di pregiudizi di un certo ambientalismo ideologico e catastrofista e di diverse forze politiche indifferenti che, non volendo perdere consenso elettorale, decidono, nelle loro rispettive amministrazioni pubbliche (in questo periodo, il caso romano sta prendendo finalmente una buona piega), di non approvare progetti o di posticiparli a mandati futuri. Insomma, siamo in presenza di un movimento trasversale del “no” capace di esercitare un potere di influenza sull’opinione pubblica, prospettando solo disastri ambientali e danni alla salute causati inverosimilmente dalle migliori tecnologie innovative presenti all’interno del mercato. Come possiamo, allora, contrastare questi fenomeni sociali che hanno ricadute negative sullo sviluppo economico locale e sulla qualità della vita dei cittadini? Probabilmente, riuscendo ad avere un ecologismo responsabile e del buon senso, che sappia coniugare le esigenze della natura con quelle dell’uomo, attraverso due processi partecipativi dal basso: una nuova e diversa cultura ambientale (basata sull’informazione “scientifica” e chiara) rivolta a tutti i cittadini, per creare un contesto sociale favorevole alla corretta gestione dei rifiuti, sposando i principi sacrosanti dell’economia circolare e raggiungendo gli obiettivi Ue relativi alla transizione ecologica; una buona scuola per le nuove generazioni, sempre più sensibili e attente alle tematiche ambientali e al futuro del nostro Pianeta. Circa due anni fa, l’Associazione Ripensiamo Roma ha presentato (in collaborazione con Atia Iswa Italia) il progetto formativo “Ripensiamo Ambiente”, destinato alle scuole secondarie di primo e secondo grado, con la finalità di diffondere una diversa cultura ambientale, attraverso una maggiore conoscenza e consapevolezza di ciò che avviene nelle varie fasi del ciclo dei rifiuti, e di svolgere anche un servizio di orientamento alla formazione e al lavoro per i nostri giovani. Un’iniziativa, insomma, che vuole mettere al centro il legame imprescindibile tra la salvaguardia dell’ambiente naturale e l’innovazione tecnologica, infondendo nelle nuove generazioni anche una maggiore consapevolezza sull’importanza e sul valore dei rifiuti. Dal prossimo marzo e fino alla chiusura dell’anno scolastico, i ragazzi delle scuole laziali vivranno l’esperienza educativa di “Ripensiamo Ambiente” in diversi impianti di trattamento dei rifiuti ubicati proprio nel Lazio, nonché nel Molise.