PREMIO JEAN COSTE

di Rita Pomponio

 

Indetto dall’Associazione Culturale “Roma Fuori le Mura” - che si occupa in particolare di studi storici sulla periferia romana - fondai questo Premio nel 2014 al fine di ricordare la figura di un grande studioso padre Jean Coste (1926-1994).

Un sacerdote Marista francese, esimio medievalista e studioso di topografia antica, di cui fui allieva, che negli anni Sessanta diede vita a una fervida attività culturale nelle periferie allora  dimenticate; muovendo l’interesse storico-archeologico nei giovani che vi abitavano, effettuando insieme a loro ricerche e pubblicazioni divenute in seguito fondamentali per gli studiosi del territorio romano e della sua Provincia. Posto sotto l’Egida dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e del Ministero della Cultura, con l’esclusivo Patrocinio della “Societas Mariae” - la Congregazione dei Padri Maristi a cui padre Jean Coste apparteneva - il premio consegna ogni anno Borse di studio riservate agli alunni delle Scuole di ogni ordine e grado poste al di fuori delle Mura Aureliane. 

Il riconoscimento, arrivato alla IX edizione al quale ogni anno partecipano oltre mille studenti, nasce con la finalità di promuovere tra i giovani la ricerca storico-archeologica dell’immensa periferia dell’Urbe, della città Caput Mundi, che nel suo inarrestabile espandersi si allontana sempre più dalle antiche Mura. Gli elaborati, oltre ad un breve excursus storico-archeologico del territorio, trattano anche il periodo del Novecento, un’epoca  a volte trascurata per quanto riguarda l’intera periferia dell’Urbe. Decenni di storia fatta d’immigrazione da parte degli stessi italiani. Donne e uomini che dai paesini delle regioni del Centro e del Sud Italia si spostavano nella sconfinata Campagna romana in cerca di un lavoro e di una vita migliore. Per cui l’obiettivo del Premio Jean Coste è quello di far riscoprire ai giovani che vivono nella periferia la storia del proprio Municipio di appartenenza, nella convinzione che ciò possa far nascere in loro l’interesse per quei luoghi sempre più spesso definiti “terra di nessuno”. Un percorso di integrazione in una metropoli in cui immensi quartieri ai margini dei confini appaiono come anonime “città satelliti”. Borgate che inevitabilmente lasciano in coloro che vi sono nati (sia ragazzi italiani sia figli di immigrati) la sensazione di essere stati catapultati in una terra priva di storia; una “non Roma” che non è né città né paese. Un contesto, che se non supportato dalla conoscenza delle origini di questi “luoghi natii” difficilmente riuscirà a far nascere nei più giovani quel senso di appartenenza al Territorio; quel solido vincolo che scaturisce  anche  dalla conoscenza della sua Storia, quindi, delle proprie radici, senza le quali è più difficile sentirsi davvero liberi e cittadini del mondo. Come diceva Dario Fo “Se non sai da dove vieni, non riuscirai a capire dove vuoi andare”.