LA SCUOLA È AMORE

di Pier Paolo Segneri

 

Caro Diario... si sottovaluta spesso il dialogo come se fosse astratto, come se la parola non avesse peso, come se fosse niente, come se non avesse anima, come se non agisse. Poi, ci lamentiamo delle conseguenze.

La parola va ascoltata, va sentita dentro di noi. La parola va data e, allo stesso tempo, va mantenuta. Sembra un paradosso, ma non lo è. La parola è viva, è concreta. Altrimenti, è soltanto chiacchiera. Se ci pensiamo bene, la parola espressa è già un’azione. L’ascolto attento delle parole è già un’azione. Ecco, sarebbe necessario che un tale discorso non sembrasse soltanto un susseguirsi di parole. Perché le parole non sono soltanto parole. Perché, alla fine, quelle che restano, nella vita come nei pensieri, nelle azioni come nei gesti, sono proprio le parole. Ascoltiamole... ascoltiamo i messaggi che ci arrivano dai ragazzi. Perché gli studenti sono i protagonisti della scuola e sono loro ad essere nella possibilità concreta di agire per apprendere, perché apprendere è un agire, quindi sono i ragazzi a compiere l’azione di studiare, di partecipare attivamente alla lezione, di imparare. 

A cominciare con la parola, attraverso la parola. Un professore insegna davvero se è lo studente a compiere il cammino attivo dell’apprendimento, quindi l’allievo diviene soggetto operativo ed errante dell’apprendimento e non oggetto passivo dell’insegnamento. In altre parole, da docente, credo che gli insegnanti, in quanto educatori, si possano legittimamente occupare, giorno dopo giorno, dei loro studenti. Ripeto: occupare e non preoccupare. Con lo scopo di illustrare le tappe del percorso e i criteri di valutazione adottati. E’ compito del professore, infatti, almeno in una tale visione della scuola, monitorare e aiutare l’apprendimento degli alunni offrendo loro tutti gli elementi necessari per il raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici, attraverso un metodo di lavoro che possa renderli propositivi, attivi, partecipativi, vivi e vitali. Perché la suola è vita. E non è altro dalla vita. La scuola è viva e va vissuta col cuore perché la scuola è amore. Amore per la materia studiata, per la vita, per la Poesia, per la Storia, amore per gli studenti, per la loro crescita, per il loro miglioramento. Insomma, in aula, in ogni istante, ogni giorno, personalmente, per quanto mi è umanamente possibile, cerco di favorire l’emergere e l’espressione delle varie attitudini e qualità di ciascun singolo studente e dell’intera Classe. Ma, soprattutto, la mia azione di insegnamento si basa su quella che definirei come una “relazione educativa”. E’ questo il punto: una relazione educativa finalizzata all’apprendimento di un determinato patrimonio culturale, al fine di formare dei buoni cittadini per il domani e allo scopo di rendere i ragazzi consapevoli accompagnandoli verso la comprensione, la conoscenza e la consapevolezza, innanzitutto di loro stessi, oltre che degli altri. Come? Avviando gli allievi verso il perché delle cose, verso il dubbio, verso la curiosità. Certo, lo studio a casa è fondamentale, ma l’attenzione e l’attività in aula sono i due elementi imprescindibili per poter apprendere e acquisire le competenze necessarie. Si parte, a tal fine, dall’uso consapevole della lingua italiana, del lessico, delle proprie qualità, delle proprie intelligenze, della propria sensibilità, sempre nel rispetto delle regole, nel rispetto della libertà degli altri, nella responsabilità. In quanto regista, diciamo così, da regista della lezione sul palcoscenico della classe, è sempre mia premura svolgere il ruolo di motivatore, di stimolo per i ragazzi, così da permettere l’uso consapevole degli strumenti didattici e dei documenti-fonte. In modo da far comprendere l’importanza del legame da coltivare con gli altri e del legame tra passato e presente. In maniera anche da aprire porte e finestre sul futuro e, in tal modo, sullo svolgimento delle attività in classe, per verificare se i ragazzi sappiano realizzare confronti, se siano in grado di collocare un fatto o un episodio nel tempo e nello spazio, se riescano a migliorare rispetto ai punti di partenza. Accanto alla libertà di insegnamento, perciò, vi è la libertà di apprendimento. Tutto questo, e molto altro ancora, dovrebbe condurre gli studenti ad utilizzare un lessico adeguato, anche nei suoi rimandi al presente e all’attualità. Quello che chiedo ai ragazzi, perciò, è di sentirsi coinvolti, di partecipare alle attività, di esprimere le proprie opinioni, di ascoltare i propri compagni quando intervengono, di ascoltare e seguire i miei suggerimenti, di mantenere la concentrazione, di studiare a casa, di fare i compiti, di rispettare loro stessi e gli altri, di mantenere l’aula pulita come l’hanno trovata, di leggere, di comprendere ed eseguire le consegne, di alzare la mano e di chiedere spiegazioni quando qualcosa non risulti chiaro, di esprimere bisogni di conoscenza, di approcciarsi con curiosità, di porre domande e portare contributi personali, di applicare concetti in altri contesti, di integrare funzionalmente l’attività svolta a casa con quella scolastica, di chiedere e offrire aiuto.  Insomma, di agire e di essere protagonisti del loro percorso scolastico. E qui si inserisce il discorso sulla valutazione. Provo, allora, a sintetizzare qui di seguito il metodo di valutazione che, una tale visione della scuola, porta già con sé. A tal proposito, mi riferisco all’idea geniale che vede la valutazione non come un aspetto esterno o estraneo al percorso educativo e didattico, cioè non arriva soltanto alla fine del lavoro svolto, ma si adotta e si applica già in itinere, durante il percorso scolastico e di apprendimento, anzi: si interseca con esso, accompagna ogni tappa e ogni momento della vita didattica e dell’apprendimento. La valutazione è, innanzitutto, un momento del percorso compiuto dai ragazzi per apprendere. Si impara anche dalla valutazione e si valuta anche durante la fase di apprendimento. Si tratta, quindi, di passare da una valutazione dell’apprendimento ad una valutazione per l’apprendimento. Ne parleremo meglio la prossima volta.