L’APPORTO DEL TERZO SETTORE PER UN NUOVO WELFARE STATE A MISURA D’UOMO E PIU’ SOSTENIBILE

di Federico Giannone 

 

Di fronte alla crisi di sostenibilità economica del welfare state l’apporto del Terzo Settore potrà essere determinante in un’ottica di collaborazione virtuosa fra pubblico e privato.

Il Welfare State, ovvero la protezione sociale dei cittadini economicamente e socialmente più deboli da parte dello Stato, è stato una delle più importanti conquiste del XX secolo. Tuttavia la denatalità e l’invecchiamento costante e progressivo della popolazione ne mettono a rischio la sostenibilità economica. Basti pensare che la spesa pubblica italiana per il welfare è aumentata di 18 miliardi di euro nel 2022 rispetto all'anno precedente raggiungendo i 615 miliardi. L'incremento rispetto all'anno pre-Covid, il 2019, è del 18% circa secondo quanto reso noto dal think tank "Welfare, Italia". La previdenza assorbe sempre circa la metà della spesa totale (il 48,4% nel 2022 per un ammontare di 297,4 miliardi) ed è aumentata dell'8,2% rispetto al 2019, la sanità rappresenta il 21,8% del totale a 134 miliardi nel 2022 ed è aumentata del 15,9% in tre anni, la spesa per le politiche sociali costituisce il 18,2% del totale a 112,3 miliardi e sono salite del 30% post Covid. L'istruzione infine rappresenta l'11,9% del welfare nel 2022, con 71,4 miliardi spesi, con un aumento rispetto al 2019 del 1,9%. La sostenibilità economica del nostro welfare è messa in crisi soprattutto dall'andamento demografico che - in base  ad uno scenario più ottimistico prodotto dalle Nazioni Unite - vedrebbe una riduzione della popolazione di 6,7 milioni nel 2050 (a 52,3 milioni) con il 37% degli ultra 65enni e in uno scenario più pessimistico ci presenterebbe una contrazione della popolazione di 10,5 milioni.  

Nel 2035 il numero dei pensionati potrebbe superare per la prima volta quello degli occupati portando la spesa previdenziale al 17,5% del Pil. La spesa sanitaria pubblica potrebbe raggiungere i 164 miliardi entro il 2035 (7,9% del Pil) e i 220 miliardi entro il 2050 (9,5% del Pil). Nel breve termine però il sistema del welfare deve fare i conti con l'impatto dell'inflazione, un fattore che - secondo il rapporto - rischia di alzare da 2 milioni a 2,3 milioni il numero di famiglie in condizioni di povertà assoluta e che inoltre continuerà ad erodere i salari reali. In questo contesto il Terzo settore rappresenta un utile ausilio per garantire il futuro e la sostenibilità del nostro welfare. Stiamo parlando di un universo di 375.000 istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, in aumento del 25% rispetto a 10 anni fa con un valore della produzione stimato in 80 miliardi di euro, pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900.000, di cui il 70% donne, ai quali si aggiungono 4 milioni di volontari. Circa l’85% delle istituzioni del Terzo settore è rappresentato da associazioni, il restante 15% sono cooperative sociali, fondazioni, sindacati o enti. Due terzi delle istituzioni non profit (65%) operano in cultura, sport e ricreazione; seguono l’assistenza sociale e la protezione civile (9%), le relazioni sindacali e imprenditoriali (6%), la religione (5%), l’istruzione e ricerca (40%) e la sanità (4%). Già a partire dagli anni novanta il settore non profit è stato oggetto di un’attenzione nuova da parte di ricercatori e policy maker, per la sua capacità di erogare una serie di servizi concentrati in quei settori (istruzione, sanità ed assistenza) dove la produzione pubblica è cresciuta in maniera insufficiente per far fronte alla domanda. Il Terzo Settore è diventato sempre più importante per la somministrazione di servizi sociali nel periodo compreso tra la crisi del 2008 e la pandemia del 2020, un periodo nel quale si è fatto strada e rafforzato quello che viene definito il “secondo welfare”, ovvero quell’insieme di interventi e progetti a finanziamento privato avviati “dal basso”, da una pluralità di attori che si propongono di aggregare e mettere in circolo risorse aggiuntive per contrastare gli effetti legati ai tagli della spesa sociale e per contribuire alla sostenibilità sociale del nostro Paese. Il legame tra welfare territoriale, messo in campo da Regioni e Comuni, e volontariato potrà essere sviluppato e reso sempre più strutturale dai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e dal Pilastro Europeo dei Diritti Sociali. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono una serie di 17 obiettivi interconnessi, definiti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite come strategia "per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti". Sono conosciuti anche come Agenda 2030, dal nome del documento che porta per titolo Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che riconosce lo stretto legame tra il benessere umano, la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni per tutti i paesi. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile mirano ad affrontare un'ampia gamma di questioni relative allo sviluppo economico e sociale, che includono la povertà, la fame, il diritto alla salute e all'istruzione, l'accesso all'acqua e all'energia, il lavoro, la crescita economica inclusiva e sostenibile, il cambiamento climatico e la tutela dell'ambiente, l'urbanizzazione, i modelli di produzione e consumo, l'uguaglianza sociale e di genere, la giustizia e la pace. Il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali è un insieme di 20 principi e diritti fondamentali in ambito sociale, adottati dal Parlamento Europeo, dal Consiglio e dalla Commissione il 17 novembre 2017 a Göteborg, in Svezia. Con il Pilastro sociale l’Unione Europea intende mettere al primo posto le tutele lavorative e sociali, per garantire il buon funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. ll pilastro ha lo scopo di rispondere alle sfide sociali che investono l’Europa e costituisce il quadro di riferimento per promuovere migliori condizioni di vita e di lavoro nell’Unione Europea. Il Pilastro sancisce 20 principi e diritti che si articolano in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro eque; protezione sociale e inclusione. L'attuazione del Pilastro è responsabilità degli Stati membri, delle Autorità regionali e locali, delle parti sociali, ed è accompagnato da un “Quadro di valutazione sociale” per il monitoraggio dei progressi. Per attuare i principi del Pilastro, la Commissione europea ha presentato un Piano d'azione sul pilastro dei diritti sociali, centrato su occupazione e competenze, con obiettivi da conseguire entro il 2030 in materia di occupazione, competenze e protezione sociale, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite: almeno il 78 % della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un lavoro; almeno il 60 % di tutti gli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione; ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale. Dati questi presupposti gli enti del Terzo Settore possono contribuire all’individuazione dei bisogni emergenti e alla promozione di misure innovative destinate a contrastare le nuove fragilità per realizzare un welfare che sia sempre più territoriale e inclusivo. Dovrebbero aprirsi a collaborazioni con soggetti pubblici e con altre organizzazioni private e al mondo produttivo, per favorire nuove sinergie e reti multi-attore. Il Terzo Settore potrà essere complementare all’incontro tra domanda e offerta di servizi e alla professionalizzazione delle competenze, per rafforzare il cosiddetto terziario sociale oggi ancora debole in Italia. Altrettanto importante è poi creare connessioni tra i fornitori di servizi favorendone la co-produzione per individuare piste possibili di integrazione tra settori di intervento e prestazioni, sfruttando il potenziale delle piattaforme digitali. In altre parole, attraverso il coinvolgimento dell’intera galassia di organizzazioni non profit, pratiche e interventi possono favorire un rinnovato protagonismo del Terzo Settore generando esternalità sociali positive per il territorio e le comunità e connotando di nuove caratteristiche il welfare del presente e del futuro con un’attenzione specifica all’innovazione e alla sostenibilità sociale e ai processi di confronto e, possibilmente, di co-progettazione e co-produzione di servizi e interventi dentro reti multi stakeholder ancorate territorialmente e intenzionate a rimettere le persone e i loro bisogni al centro. Ai potenziali raggiungibili in un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore nel sistema delle protezioni sociali ai cittadini fa riscontro il fatto che in Italia mancano almeno due milioni di lavoratori nel settore del welfare. È il numero di addetti che servirebbero per raggiungere la media europea (116 lavoratori ogni mille, contro i 79 dell’Italia). Risultiamo infatti al penultimo posto nella graduatoria dei paesi europei per numero di occupati nell’assistenza, nella sanità, nell’istruzione e nell’amministrazione pubblica. Negli ultimi dieci anni in quasi tutta Europa sono aumentati i lavoratori che assicurano questi servizi, in parallelo con la crescita dei bisogni di cura e istruzione della popolazione. Per sostenere economicamente il Terzo Settore senza gravare sulla spesa pubblica sono state proposte una serie di soluzioni che con tutta probabilità vedranno la luce nei prossimi anni. Fra le più interessanti vi è la proposta in cinque punti presentata dalla Fondazione Italia Sociale. Al primo punto propone una modifica della legge d’imposta sulle successioni. Si tratta di correggere le attuali norme sulla successione, rendendole più progressive (dal quarto al sesto grado, per non generare un’onda di rigetto) e introducendo un meccanismo per favorire le donazioni. In tal modo la differenza tra l’attuale aliquota massima e quella futura potrebbe essere destinata a cause sociali o di pubblica utilità, anziché finire nella fiscalità generale. I lasciti diventerebbero così uno straordinario strumento per canalizzare ricchezza privata verso lo sviluppo del non profit come agente del bene comune. La seconda misura, sempre con l’idea fissa di portare più risorse private al terzo settore, consiste nel dare finalmente attuazione alla lotteria filantropica, introdotta nel 2018 e restata sulla carta per mancanza di un decreto di attuazione. La terza misura prevede la creazione di un fondo unico per finanziare le non profit. Con procedure di accesso e rendicontazione semplificate e uniformi. Articolato in modo chiaro, che combini strumenti per la capitalizzazione, prestiti agevolati e garanzie. La quarta misura consiste nel favorire l’accesso al credito per le non profit mentre la quinta misura prevede la revisione del reddito di cittadinanza prevedendo il coinvolgimento delle organizzazioni dell’economia sociale. A queste potrebbero essere trasferite le risorse a fronte dell’impegno di prendersi in carico i beneficiari, formandoli e inserendoli al lavoro in una delle tante mansioni che un welfare efficace oggi richiede. Sarà compito dei decisori istituzionali di livello nazionale e di livello locale cogliere queste opportunità e progettare il futuro di una società nella quale la tendenza alla denatalità sarà sempre più marcata, la popolazione sarà più longeva e nella quale i processi di automazione penalizzeranno l’occupazione.