LO SCARSO SUCCESSO (IN VITA) DI EMILY DICKINSON

di Andrea Lepone

 

Una riflessione storico-letteraria a cura della Dott.ssa Ornella Spagnulo

Se scrivete poesie e non avete successo, forse vi potrà consolare sapere che la più grande poetessa americana non ebbe alcun successo in vita. Parlo di Emily Dickinson. Nata ad Amherst (Massachusetts) nel 1830, scriveva su dei fogli meravigliose poesie e le racchiudeva in piccoli fascicoli cuciti con del filo bianco. Emily Dickinson usava le sue poesie anche come regalo per i suoi corrispondenti epistolari, infatti le inseriva di frequente nelle lettere, per esempio per l’amata cognata Susan. Delle tante poesie scritte, pochissime furono pubblicate mentre Dickinson era in vita: accadde sullo “Springfield Daily Republican”, giornale diretto da Samuel Bowles, con cui strinse un’amicizia. Emily Dickinson non ebbe molti contatti diretti con l’ambiente intellettuale del suo tempo, anche perché scelse di vivere reclusa nella casa paterna (secondo la psichiatra Kay Redfield Jamison soffrì di disturbo bipolare e non sappiamo quanto l’ipotetica malattia possa avere influenzato una scelta del genere).  

Il suo successo, quindi, fu postumo e cominciò con l'edizione dei “Poems” (1890), aumentò con la pubblicazione delle lettere (1894) e ancora di più con la scoperta di un altro consistente gruppo di poesie, “Further poems” (1929). La prima edizione integrale, curata da Thomas H. Johnson, fu edita nel 1955 e racchiudeva 1775 poesie. La maggior parte dei testi risaliva agli anni tra il 1860 e il 1865.  Era stata la sorella Vinnie a ritrovare quelle poesie dopo la morte di Emily Dickinson, nel 1886.